Quando la resina diventa arte: Resìn per il padiglione dell’Arabia Saudita alla Biennale di Venezia

Quando la resina diventa arte: Resìn per il padiglione dell’Arabia Saudita alla Biennale di Venezia

Come spesso abbiamo detto, la resina è un materiale estremamente duttile e versatile. La resina è certamente molto conosciuta oggi per il suo impiego nelle pavimentazioni industriali e in quelle di spazi pubblici e privati caratterizzati da esigenze estetiche significative, dove può fungere da canovaccio discreto per esaltare arredamenti di design oppure, al contrario, essere essa stessa parte integrante di un interior design importante grazie, appunto, alla possibilità di darle qualsiasi forma, texture e colore.

Proprietà, queste, che sono alla base anche dell’idea architettonica di Spaces in Between, il padiglione dell’Arabia Saudita alla 16a Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, curato dal duo femminile Jawaher Al-Sudairy & Sumaya Al-Solaiman e commissionato dal Misk Art Institute.

Qualche mese fa, infatti, siamo stati suggeriti come fornitore da una rivendita, a sua volta interpellata da un contractor veneziano che generalmente si occupa dell’allestimento dei padiglioni della Biennale, per contribuire appunto alla realizzazione del padiglione dell’Arabia Saudita.

L’idea architettonica del Padiglione, sviluppata dai fratelli architetti Abdulrahman Gazzaz e Turki Gazzaz dello studio Bricklab di Jeddah, illustra l’evoluzione in atto nel paese sulla base del progetto Vision 2030 del principe Mohammed bin Salman, ovvero il momento in cui il paese entra in una nuova era di cambiamento.

L’intero Padiglione è un’installazione dal grande impatto scenografico in cui elementi curvati in resina traslucente, quale prodotto di risulta dell’industria petrolchimica così rilevante nell’economia del Paese, è mescolata a sabbia del deserto, quale riferimento a un futuro post-petrolio oltre che indiscutibile elemento caratteristico dell’Arabia Saudita.

Cinque “recinti” circolari che marcano le diverse sezioni della mostra, all’interno di essi, infatti, sono raccontate criticità e potenzialità delle grandi metropoli saudite, tra cartine topografiche delle stesse, stranianti tour in automobile e “vivisezioni” di dispositivi tecnologici che costituiscono gli attuali strumenti di socializzazione, e il quinto recinto è invece un “majlis”, il tradizionale luogo di condivisione della vita sociale famigliare tipico delle dimore locali.

In queste città, cresciute in modo esponenziale negli ultimi 40 anni, la mancanza di un disegno dello spazio pubblico, di piani di sviluppo architettonico razionale, hanno dato luogo a tessuti urbani molto sfilacciati e con oltre il 40% di spazio letteralmente vuoto che crea dispersione e un senso di frammentazione, spazio che ora si intende recuperare invertendo la tendenza e creando densità, anche trasformando i lotti liberi in spazi pubblici e attraversamenti pedonali (dove ora l’unico modo per spostarsi è l’automobile).

Una richiesta, quella della collaborazione di Resìn, indubbiamente di grande prestigio, ma anche un’ardua sfida in conseguenza dei ristrettissimi tempi realizzativi a disposizione: un solo mese per produrre e allestire l’intero padiglione con 5 grandi cilindri costituiti da pareti semitrasparenti di vetroresina illuminata mista a sabbia!

Oltre ai tempi, la difficoltà realizzativa: l’idea originaria dei fratelli Gazzaz prevedeva di inserire luci nelle armature di grandi colate di resina. Un’idea non realizzabile, quantomeno non nei tempi previsti, e che poneva anche grandi problematiche di budget.

Il team di Resìn ha così proposto una considerevole revisione al progetto iniziale: assottigliare lo strato di resina fino a farlo diventare vetroresina, così da renderlo facilmente trasportabile e lavorabile, oltre che più agevolmente illuminabile.

Conseguita l’approvazione di questa nuova soluzione, abbiamo affittato alcuni capannoni vuoti a Brescia in cui nei primi 15 giorni, sotto la costante supervisione di uno dei due Architetti, abbiamo steso in orizzontale la resina per poi arrotolarla e portarla a Venezia.

Da lì il viaggio è proseguito via mare per far sì che l’attrezzatura giungesse all’Arsenale, l’isola in cui si trova il Padiglione. Il tutto è poi stato montato su strutture cilindriche alle quali sono state inchiodate le lastre in resina fabbricate in precedenza. In loco è stato realizzato anche il pavimento in resina su un doppio strato di pannelli di legno, pannelli montati a loro volta sulle medesime pedane di legno che hanno funto da sostegno per l’allestimento dei cilindri.

Il risultato è un’installazione architettonico-artistica di grande impatto, che restituisce la sensazione di trovarsi in spazi di condivisione domestici, molto accoglienti e molto spettacolari grazie ai moltissimi riflessi di luci.

Per Resìn e per gli Architetti Gazzaz è certamente stata una sfida, perché ha richiesto moltissimo impegno e ingegno, ma anche fiducia in un’idea che, di primo acchito e a detta di tutti, sembrava davvero impossibile realizzare in un solo mese. Ma è dalle sfide più grandi che vengono le soddisfazioni maggiori.

 

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